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Think Tank · Guide AI Act

Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale: la sintesi per imprese e professionisti

La Legge 23 settembre 2025, n. 132 è la prima legge italiana sull'intelligenza artificiale. Si affianca all'AI Act europeo e aggiunge regole nazionali su lavoro, professioni, minori, diritto d'autore e reati. È in vigore dal 10 ottobre 2025 e riguarda anche le piccole imprese.

Aggiornato al 6 novembre 2026 · A cura del Think Tank di Visionari

In breve

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Che cos'è la Legge 132/2025

La legge "Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale" è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025. Non sostituisce l'AI Act (Regolamento UE 2024/1689), che resta la norma principale e si applica direttamente in tutta l'Unione: la legge italiana lo completa nelle materie che l'Europa lascia agli Stati, come il lavoro, le professioni, la giustizia e il diritto penale.

I principi generali sono quelli di un'AI "antropocentrica": trasparenza, sicurezza, protezione dei dati, non discriminazione e decisione finale sempre in mano a una persona. Per molte regole operative la legge ha delegato il Governo, che ha adottato i decreti attuativi nell'autunno 2026.

Cosa cambia per imprese e professionisti

Lavoro: informare i dipendenti (art. 11 e 12)

L'AI usata nel lavoro deve essere sicura, affidabile e trasparente, rispettare la dignità e la riservatezza dei lavoratori e non portare a discriminazioni. Il datore di lavoro deve informare il lavoratore quando usa l'AI, nei casi e con le modalità del Decreto 152/1997 (art. 1-bis): per esempio software che filtrano i CV, assegnano i turni o valutano le prestazioni. Presso il Ministero del lavoro nasce un Osservatorio sull'adozione dell'AI nel mondo del lavoro.

Cosa scrivere e come consegnarla lo spieghiamo nella guida Informativa ai lavoratori sull'uso dell'AI.

Professioni intellettuali: informare i clienti (art. 13)

Nelle professioni intellettuali l'AI può essere usata solo per attività strumentali e di supporto: il lavoro intellettuale e la responsabilità restano del professionista. Chi usa l'AI deve comunicarlo al cliente in modo chiaro, semplice ed esauriente, indicando i sistemi usati. Vale per gli iscritti agli ordini ma anche per chi esercita senza albo; diversi ordini, come quello dei commercialisti, hanno già pubblicato una clausola tipo da inserire nel mandato.

Minori: consenso dei genitori sotto i 14 anni (art. 4)

Per i minori di 14 anni l'accesso alle tecnologie di AI e il trattamento dei loro dati richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Dai 14 anni il ragazzo può dare il consenso da solo, se le informazioni sono chiare e comprensibili. Riguarda le imprese che offrono app, chatbot o servizi educativi usati dai ragazzi.

Sanità e pubblica amministrazione (art. 7–10 e 14)

In sanità l'AI aiuta la prevenzione, la diagnosi e la cura, ma la decisione resta al medico e il paziente ha diritto di sapere se viene usata. Anche nella pubblica amministrazione l'AI è solo uno strumento di supporto: il provvedimento resta di competenza del funzionario. Chi fornisce software alle strutture sanitarie o agli enti pubblici deve tenerne conto.

Diritto d'autore (art. 25)

La legge sul diritto d'autore protegge le opere "dell'ingegno umano", anche quando sono create con l'aiuto dell'AI, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore. Un testo o un'immagine generati interamente dall'AI, senza un vero contributo creativo, rischiano quindi di non essere protetti. La legge regola anche l'estrazione di testi e dati (text and data mining) per addestrare i modelli, nel rispetto delle eccezioni già previste.

Reati e deepfake (art. 26)

Il Codice penale ha un nuovo reato, l'articolo 612-quater: chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI, causando un danno ingiusto, rischia da 1 a 5 anni di reclusione. Usare l'AI per commettere un reato è inoltre un'aggravante, con pene più alte per esempio per truffe, aggiotaggio e manipolazione del mercato. Le regole per i contenuti generati sono nella guida Chatbot e contenuti generati con AI.

Autorità e investimenti (art. 20 e 23)

Le autorità nazionali per l'AI sono l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), con Banca d'Italia, CONSOB e IVASS per i settori finanziari. La legge prevede anche investimenti fino a 1 miliardo di euro in imprese innovative dell'AI, della cybersicurezza e delle tecnologie quantistiche, attraverso fondi di venture capital.

I decreti attuativi del 2026

Con la delega prevista dalla legge, il Governo ha adottato due decreti legislativi:

Tutte le date sono nel calendario Tutte le scadenze dell'AI Act.

Cosa fare in pratica: 5 passi

  1. Fai l'elenco degli strumenti di AI che usi. Chatbot, software di selezione e gestione del personale, programmi che generano testi o immagini, funzioni AI dentro i gestionali.
  2. Se hai dipendenti, controlla gli strumenti per il personale. Se l'AI incide su assunzioni, turni, valutazioni o controlli, prepara l'informativa ai lavoratori, lascia la decisione finale a una persona e aggiorna il DVR.
  3. Se sei un professionista, informa i clienti. Inserisci nel mandato o nel preventivo una clausola che indica quali sistemi di AI usi e per cosa.
  4. Forma chi usa l'AI. È un obbligo dell'AI Act già in vigore: lo spieghiamo nella guida Formazione AI dei dipendenti.
  5. Fissa regole interne su dati e contenuti. Cosa si può inserire nei servizi di AI, come si controllano i risultati e quando dichiarare che un contenuto è generato: parti dalla guida ChatGPT e dati personali.

Domande frequenti

La Legge 132/2025 vale anche per le piccole imprese?

Sì. Gli obblighi non dipendono dalla dimensione, ma da come usi l'AI. Una PMI che usa un software di selezione dei CV ha gli stessi obblighi di informazione di una grande azienda.

Che differenza c'è tra Legge 132/2025 e AI Act?

L'AI Act è il regolamento europeo e classifica i sistemi di AI per livello di rischio. La Legge 132/2025 è italiana e aggiunge regole nelle materie nazionali, come lavoro, professioni e reati. Le imprese devono rispettare entrambe.

Dove trovo il testo ufficiale?

Nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 e, in versione aggiornata, su Normattiva.

Cosa rischia chi non rispetta la legge?

Dipende dall'obbligo: per l'informativa ai lavoratori le sanzioni sono quelle del Decreto 152/1997, applicate dall'Ispettorato del lavoro; per il professionista che non informa il cliente c'è soprattutto una responsabilità deontologica e contrattuale. Per le violazioni dell'AI Act il Decreto 179/2026 prevede sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato, ridotte per PMI e startup.

Fonti

Questa guida offre un orientamento generale e non è una consulenza legale.