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Formazione AI dei dipendenti: cosa prevede l'AI Act

Se nella tua azienda qualcuno usa l'intelligenza artificiale, anche solo ChatGPT per scrivere un'email, l'AI Act ti chiede di formarlo. È l'articolo 4 sull'alfabetizzazione AI, in vigore dal 2 febbraio 2025. Ecco cosa prevede, chi riguarda e come metterti in regola senza complicazioni.

Aggiornato al 21 ottobre 2026 · A cura del Think Tank di Visionari

In breve

Cosa dice l'articolo 4

L'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) chiede a chi sviluppa sistemi di AI (i "fornitori") e a chi li usa nella propria attività (i "deployer") di adottare misure per l'alfabetizzazione AI del proprio personale e delle altre persone che usano i sistemi per loro conto. Le misure vanno calibrate su conoscenze tecniche, esperienza e formazione di queste persone, sul contesto in cui l'AI viene usata e sulle persone su cui ha effetti.

Alfabetizzazione AI significa avere le competenze per usare l'AI in modo consapevole: sapere come funziona a grandi linee, quali opportunità offre e quali rischi comporta, compresi errori e possibili danni.

Nel 2026 l'Omnibus digitale (Regolamento UE 2026/1744) ha ammorbidito la formula: le imprese devono adottare misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione AI, senza dover garantire un livello preciso di competenza per ogni persona. L'obbligo però resta, e resta a carico dell'impresa.

Riguarda anche la mia azienda?

Quasi certamente sì, se in azienda si usa almeno uno di questi strumenti:

Non importa che l'AI sia "di altri": usandola nella tua attività sei un deployer. E non importa la dimensione: l'articolo 4 vale anche per micro e piccole imprese.

Da quando e chi controlla

L'obbligo si applica dal 2 febbraio 2025. Dall'agosto 2026 le autorità nazionali di vigilanza possono controllarne il rispetto. L'AI Act non prevede una sanzione specifica per la sola formazione mancante. Ma se un dipendente usa male l'AI e ne nasce un danno o un'altra violazione, aver formato le persone (e poterlo dimostrare) fa la differenza.

Cosa fare in pratica: 5 passi

  1. Fai l'elenco degli strumenti AI usati in azienda. Per ognuno: chi lo usa e per fare cosa. Spesso si scopre che l'AI è già usata più di quanto si pensi.
  2. Dividi le persone per livello di uso. Chi usa ChatGPT ogni tanto per scrivere testi ha bisogno di meno formazione di chi usa l'AI per decidere su clienti, candidati o dati sensibili.
  3. Forma ciascun gruppo su ciò che gli serve. Per tutti: cos'è l'AI, perché può sbagliare (anche con sicurezza), come verificare i risultati, quali dati non inserire nei prompt. Per chi ha usi più delicati: rischi specifici, supervisione umana, regole del settore.
  4. Scrivi poche regole interne d'uso. Quali strumenti sono ammessi, cosa non si può inserire (dati personali di clienti e dipendenti, informazioni riservate), chi controlla i contenuti prima che escano dall'azienda.
  5. Tieni traccia e aggiorna. Un semplice registro con nomi, date e argomenti basta a dimostrare cosa hai fatto. Ripeti la formazione quando arrivano nuovi strumenti o nuove persone.

Domande frequenti

Serve un attestato o un corso certificato?

No. L'AI Act non richiede certificazioni: secondo le indicazioni della Commissione europea basta che la formazione sia adeguata e documentata internamente. Un attestato può comunque essere utile come prova.

Basta mandare ai dipendenti un manuale da leggere?

Di solito no. Le istruzioni d'uso da sole raramente bastano: servono momenti di formazione veri, adattati al modo in cui le persone usano l'AI.

I collaboratori esterni sono inclusi?

Sì, se usano sistemi di AI per conto della tua azienda: per esempio un consulente che gestisce il vostro chatbot o i vostri contenuti.

E se l'AI viene usata per gestire il personale?

Allora c'è un obbligo in più, già in vigore dal 10 ottobre 2025: la Legge italiana 132/2025 chiede di informare per iscritto i lavoratori quando l'AI è usata per assunzioni, gestione, monitoraggio o valutazione del personale.

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Fonti

Questa guida offre un orientamento generale e non è una consulenza legale.